Premio Ricas - 16° edizione

Un'opportunità per artisti italiani under 23

12 > 14.05.2015

Certo che rimaneva ben impressa la sua figura in chi lo incontrava, alto di statura e di spirito, con un sorriso indelebile che induceva spontanea e serena comunicazione. Insomma lui raccontava cose buone e belle. L’inquietudine giovanile si palesava insieme con i primi e secondi futuristi, nelle sue opere prime con colore e forme di forte intensità espressiva. Eppoi seguiva un’altra inquietudine, più adulta, smaniosa di esprimersi con un linguaggio non banale (l’”Europeo” di de Benedetti e il “Mondo” di Pannunzio).

Riccardo Ricas Castagnedi (dove RI CAS sta per l’inizio di RIccardo+CAstagnedi) era questo e molto altro ancora: una testimonianza di competenza di altissimo grado dove arte e vita stanno felicemente insieme. A noi suggerisce un sicuro messaggio di vita e di vitalità, un efficace stimolo comunicativo, qualunque sia il numero di primavere vissute.

Ugo Gatta
Governatore Distretto Rotary 2041
Anno Rotariano 2014- 2015

Careof è felice di ospitare la sedicesima edizione del Premio Ricas, promossa da Rotary Club Milano Villoresi e Rotaract Milano Sforza con l’obiettivo di sostenere e promuovere i giovani talenti e la creatività. L’obiettivo del bando, dedicato ad artisti under 24, è quello di creare un momento di confronto, scambio e visibilità offrendo loro opportunità di crescita personale e professionale.

Artisti selezionati: Costanza Aliverti Piuri, Mariaceleste Arena, Martina Bressanutti, Elena Chiesi, Marika Cirillo, Dhan Fabbri Adhikary, Ettore Franchi, Luana Grato, Anna Maria Grundmann, Claudia Mandelli, Davide Masotto, Cecilia Meroni, Francesco Mori, Filippo Pennese, Luca Pennetta, Luca Petti, Michele Pili, Marco Pinna, Sergio Piyadi, Camilla Riscassi, Valentino Russo, Giacomo Segantin, Michele Zani.

La Giuria del Premio Ricas 2015 è felice di premiare:
Michele Zani, con l’opera Educare il mondo al mondo per l’intensità con cui egli è stato capace di interpretare il tema del Bando. Il fruitore avvicinandosi all’opera, immagina di poter immergersi nell’ascolto dei suoni che provengono dalla Kokedama; con sorpresa scopre invece che l’opera è un dispositivo che permette la percezione dello spazio in cui questa è situata. Si ritrova perciò ad ascoltare se stesso e le altre persone presenti intorno a lui. Prende coscienza del luogo e del contesto in cui si trova: un risveglio, un invito ad agire.

Francesco Mori con l’opera Johny. Un primissimo piano cattura la nostra attenzione: lo sguardo del soggetto ritratto, un amico dell’artista, ci richiede una completa messa a nudo delle emozioni ed identità. Uno sguardo semplice, vero, non giudicante o indagatore. Johnny non solo ci guarda, ma viene a sua volta ri-guardato. Un volto che è geografi a di segni e dettagli, un invito al viaggio, esperito non solo sulla carta, ma a ritroso, per immaginare e scoprire da dove quest’uomo provenga.

Una menzione speciale va al lavoro The Listener di Camilla Riscas: con essenzialità e forza poetica, l’opera propone una riflessione sull’identità, complessa e frammentata da un lato, e la negazione della stessa dall’altra; inoltre l’invito implicito a comporre e ricomporre l’opera a piacimento del fruitore, rende di fatto quest’ultimo parte integrante ed essenziale non solo della forma, ma del senso complessivo del lavoro.

Una seconda menzione speciale va a Senza Titolo (S. Zeno) di Giacomo Segantin in primo luogo per la ricerca formale e per la qualità tecnica, non meno importante la capacità insita nel lavoro di attrarre ed invitare lo spettatore a rifl ettere sugli ambienti e sullo spazio che viviamo nella nostra quotidianità.