Zapruderfilmmakersgroup. Yes Sir, I can boogie

In collaborazione con Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza

A cura di Chiara Agnello e Silvia Bottiroli

Con il supporto di Marséll

12.03 > 06.04.2013

Careof presenta la prima personale a Milano di ZAPRUDERfilmmakersgroup art-film venture fondata nel 2000 da David Zamagni, Nadia Ranocchi e Monaldo Moretti con lo scopo di produrre e distribuire i progetti filmici del gruppo.

Le collaborazioni teatrali (Motus, Fanny & Alexander, Societas Raffaello Sanzio) e la pratica artigianale e autarchica di produzione si riflettono in un percorso deviato, trasversale, in cui ricorrono le tecniche del cinema delle origini e i dispositivi di visione fuori formato.
La spazializzazione tridimensionale del sonoro, la visione tattile ed esuberante sono una costante della fervida ricerca di Zapruder, riconosciuta come parte attiva della scena artistica in Italia e all’estero.
Il gruppo prende il nome da Abraham Zapruder (il cineamatore che filmò l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy) in omaggio a quell’esempio eccellente di film d’amatore, documento, feticcio, violazione che trapassa la dimensione privata e diventa sogno, ossessione, l’umano.

«Zapruder ha cessato di essere un nome proprio di persona quel giorno a Dallas dove tutto ebbe inizio con la fine di JFK. Zapruder dunque può considerarsi un nome collettivo o piuttosto un’immagine mitica che lega indissolubilmente l’orecchio all’occhio. L’orecchio, quello del Presidente degli Stati Uniti che a sua volta evoca quello sacrificale di Van Gogh, il Suicidato della società. E l’occhio, che partecipa all’economia della scena da spettatore e tiratore scelto al contempo» sottolinea Nadia Ranocchi.

I progetti filmici del gruppo più che un formato standard per il cinema sono macchine cinematografiche mobili e flessibili, sulla linea di confine fra arti figurative e performative, spesso riconducibili a quello che Zapruder definisce come 'cinema da camera': dispositivi e ambienti performativi tra il cinema incarnato, tattile e il teatro incorporeo.
In gran parte autoprodotti, girano nella loro sala di posa dispersa sulle colline della riviera romagnola e producono visioni di cui curano personalmente ogni aspetto: le scenografie, i costumi, le riprese, il montaggio, le musiche, il doppiaggio, la sceneggiatura e la regia.

A Careof, ZAPRUDERfilmmakersgroup presenta un’opera video girata in Piazza a Santarcangelo durante l'eventoI topi lasciano la nave (Yes Sir, I can Boogie), ideato e realizzato nell’ambito dell'edizione 2012 dello storico Festival del teatro in Piazza. L’opera è un’immagine che nel suo compiersi si cancella: un invito all’ascolto e insieme un inchino alla bellezza della sottrazione e del vuoto.

I topi lasciano la nave (Yes Sir, I can Boogie) è un progetto mimetico, in bilico tra il reality e uno spettacolo dal vivo. Le regole del suo accadere sono preordinate sulla base di una maratona di ballo tesa allo svuotamento progressivo del quadro. Il punto di vista è quello del cecchino, l'infiltrato, l'osservatore d'eccellenza che si muove sulle coppie in gara a contendersi il palco e la vittoria. La saggezza popolare riconosce ai topi il provvidenziale potere di scampare alle imminenti catastrofi. Nessuno ha mai dimostrato che essi abbiano effettive facoltà paranormali, ma è certo che possiedono un’attenzione formidabile per le alte e basse frequenze del suono. Questa maratona di ballo a eliminazione è un concerto che potrebbe allarmare i topi.
I ballerini in gara sono uno strumento musicale in grado di scatenare una tempesta. Per formidabili ascoltatori.

Il tema del paranormale, così come l’esplorazione del tema della coppia sono declinati anche nel progetto Spell (2011), rappresentativo del lavoro sulla stereoscopia, che il gruppo porta avanti dal 2006. 
«Nei molteplici significati della parola Spell abbiamo voluto far confluire dei significanti che non riescono a nominarsi altrimenti, tra questi il sentimento religioso che non ha nulla a che fare con la ‘churchocracy’ o con una religione in specifico. È piuttosto un legame che unisce gli uomini in una comunità, quel sentimento di condivisione, di partecipazione e quella considerazione riguardosa per le cose e i principi ritenuti sacri. Patto di alleanza, superstizione, segreto, come fare lo spelling di tutto questo? Spell è una partita di ping-pong inceppata, che non può chiudersi e Spell è un docu-drama sul culto di un cane dallo sguardo ipnotizzatore». (N.R.)

Spell è presentato a Careof nelle sue molteplici emanazioni: The Hypnotist Dog (2011) dove Oscar, un cane dai poteri paranormali e il suo master, Werner Hirsch, si raccontano attraverso una troupe televisiva; Suite (2011) (in mostra dal 20 marzo), opera video declinata a sua volta nel dispositivo stereoscopico Il mediatore (2011) e nel Concerto per tennis da tavolo e organo (2011), che trae spunto dagli esperimenti sulla telepatia, del parapsicologo americano Charles Honorton. Nel metodo cosiddetto di Ganzfeld (campo uniforme), per favorire la trasmissione del pensiero tra individui posti in stanze adiacenti, Honorton, dispone sui soggetti in esame delle mezze palline da ping pong sugli occhi e trasmette loro in cuffia un rumore di fondo.

La panoramica sulle opere stereoscopiche di Zapruder, premiate alla Mostra del Cinema di Venezia (Premio Persol 2011 per il più creativo cinema stereoscopico a Spell e Joule), si completa con Joule (2010). Joule (J) è l’unità di misura del valore energetico, del lavoro comune a tutti gli organismi viventi per produrre calore. Il paradosso dell’utile è l’atto che si consuma, senza limite. Dispendio, pura perdita. Forma di culto, preghiera. Esercizio d’abbandono.

Il progetto si chiude sabato 6 aprile in occasione di Miart con Suite per tennis da tavolo e organo (durata 30 minuti) di ZAPRUDERfilmmakersgroup, partitura musicale per tavolo preparato da ping-pong e Organo Farfisa, eseguita da due atleti della Federazione Italiana Tennis da Tavolo, Francesco 'Fuzz' Brasini e Mattia Dallara.

Si ringrazia la Federazione Italiana Tennis da Tavolo (FITET)

Bio

ZAPRUDERfilmmakersgroup fondata nel 2000 da David Zamagni (Rimini, 1971), Nadia Ranocchi (Rimini, 1973) e Monaldo Moretti (Recanati, 1972).

Selezioni mostre: 2012: Rome Film Festival, Roma; Lo sguardo espanso. Cinema d'artista italiano 1912-2012, Fondazione Rocco Guglielmo, Catanzaro. 2011: Sezione Present future, Artissima 11 Torino. 2010: _VideoReport Italia 200809, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Monfalcone; Una certa idea dell’Italia, Interzona, Verona. 2009: Art Fall 09 - Ferrara Contemporanea, PAC, Ferrara. 2006: Neverending Cinema, Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento.

Selezione partecipazione a festival: 2012: Drodesera, Dro, Trento; Rotterdam film Festival, Bakuon, Tokyo; Seoul FilmFestival, Seul; Nowe Horyzonty, Breslavia. 2011: Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Venezia; Oberhausen Kurzfilmtage, Oberhausen; Netmage, Bologna; Festival du nouveau cinema, Montreal; Kansk film Festival, Mosca, Kansk. 2010: Steirischer Herbst Festival, Graz. 2008: Transmediale, Berlino.

**Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza** è gestito da Santarcangelo dei Teatri, un’associazione non profit per la promozione della cultura teatrale, che cura in particolare il festival internazionale fondato nel 1971 a Santarcangelo di Romagna, il più antico festival del teatro di ricerca italiano e oggi uno dei maggiori punti di riferimento per le performing arts contemporanee in Europa. Accanto all’appuntamento annuale con il festival in luglio, il triennio Santarcangelo •12 •13 •14 ha sviluppato una articolata attività che con il nome di Anno Solare si svolge in maniera continuativa durante l’anno attraverso residenze d’artista, incontri, laboratori e pratiche pedagogiche, progetti per l’infanzia e una stagione teatrale itinerante diffusa sul territorio regionale. **Marsèll**. Un'omogenea unione di forma, colore e materiali caratterizza l’approccio di Marsèll alla creazione di calzature. Forme classiche e solide subiscono un processo di sottile distorsione: un dettaglio viene esasperato ottenendo una prominenza visiva o, al contrario, viene totalmente eliminato; un finissaggio meticoloso apporta un tocco in più dove meno te lo aspetti; i tacchi assumono una forma scultorea; un taglio o un foro diventano dichiarazioni di design. Mantenendo comunque lo status di oggetti d’utilizzo le scarpe, così come le borse, raggiungono un altro livello di significato in seguito ad un arrangiamento di equilibri tra le varie componenti. L’effetto è pacato; o, se preferite, volontariamente nascosto. Marsèll unisce un moderno classicismo con una prospettiva particolare e un sentimento organico. Marsèll viene creato nel 2001. La produzione è interamente Made in Italy e in proprio. La qualità dei materiali, l’artigianalità e il lavoro manuale, sono essenziali. Lo showroom di Milano è stato aperto nel 2006. Tre anni dopo, lo spazio ha generato un ulteriore prospettiva nella forma della Marsèlleria, un cubo multidisciplinare che ospita periodicamente esibizioni nate da una genuina ricerca di creatività e di inalterate forme di espressione. Nel frattempo sono stati aperti anche gli showroom di Parigi e New York. Marsell esprime un approccio solido e tattile al design. Colori smorzati, finiture meticolose, un tocco di inaspettato che da una svolta visionaria all’utilitarismo. La forma, dopo di che, segue la funzione, ma non necessariamente. Testo di Angelo Flaccavento www.marsell.it