Altri discorsi. Attraversamenti dell'Archivio Video di Careof

DA UN'IDEA DI
Matteo Lucchetti e Chiara Agnello

A CURA DI
Valentina Angeleri, Arianna Carcano, Michele D'Aurizio, Anita Gazzani, GRID (Roberto Shwafaty, Paolo Caffoni), Matteo Lucchetti e Giulia Paciello

CON IL SUPPORTO DI
Epson Italia

Dal 28.05.2009 al 13.06.2009

Altri discorsi è un progetto che nasce dalla collaborazione di Careof con i giovani curatori del Biennio specialistico in Arti visive e Studi curatoriali di NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Video lesson

  1. I use roads that I don't own / di Valentina Angeleri e Matteo Lucchetti
    video di: Maja Bajevic, Mircea Cantor, Danilo Correale, Ugo la Pietra, Martin Zet + Angel Nevarez & Valerie Tevere

  2. La città orizzontale / di Michele D'Aurizio, Anita Gazzani e Giulia Paciello
    video di: Keren Amiran, Luciano Celli, Mario Garcia Torres, Francesco Jodice, Ugo La Pietra, Deborah Ligorio, Marcello Maloberti, Alex Villar + Clemens Von Wedemeyer

  3. Jeux sans frontières / di GRID (Paolo Caffoni e e Beto Shwafaty) e Arianna Carcano
    video di: Maja Bajevic, Alexander Brener, Paola di Bello, Jaume Fargas, Multiplicity, Clemens Von Wedemeyer + Jakup Ferri

Careof ha organizzato negli anni un archivio con oltre 5000 video d'artista – a partire dalle sperimentazioni dei primi anni '70 sino ai lavori delle ultime generazioni – confluito recentemente nel più onnicomprensivo DOCVA Documentation Centre for Visual Art.
Il progetto Altri discorsi parte da una riflessione su temi legati all'archivio e sulle possibilità di portare in luce percorsi di lettura inediti del materiale conservato al DOCVA. Gli “altri discorsi” sono infatti quelli enunciati dalle selezioni operate da tre unità curatoriali del MA di NABA, che hanno lavorato in funzione di una ricerca critica in grado di attivare attraversamenti a lato del corpus dei contenuti dell'archivio.
Il progetto declina le proprie ricerche in maniera diversa per i due spazi coinvolti: Careof vedrà nel suo spazio espositivo una versione esplosa della ricerca attraverso tre video lesson simultanee (della durata di circa un’ora ciascuna), dove una sintesi del discorso svolto, tramite la selezione, verrà accompagnato da un allestimento che fornisce al pubblico materiali utili alla comprensione della ricerca. Parallelamente, al DOCVA verranno create postazioni fisse nelle quali potrà essere visionato un più ampio numero di titoli scelti.
Ogni unità curatoriale ha, inoltre, selezionato video esterni al catalogo DOCVA che potessero arricchire di senso il percorso tracciato, prevedendo l'acquisizione di questi nuovi materiali, nell'ottica di un'espansione critica dell'archivio.
La possibilità di leggere l'attualità attraverso un materiale del passato, aggiornato alla luce delle produzioni più recenti, rende l'archivio, così come lo vedeva Foucault, uno strumento di critica del presente.

Con il contributo di Fondazione Cariplo

Video lesson

(a ogni percorso corrisponde una selezione video di circa 60 min.)

  1. I use roads that I don't own / di Valentina Angeleri e Matteo Lucchetti

video di: Maja Bajevic, Mircea Cantor, Danilo Correale, Ugo la Pietra, Martin Zet + Angel Nevarez & ValerieTevere

La temporalità che l'Archivio Video di Careof, ricopre in termini di produzione artistica, interessa un periodo storico che parte dagli anni '70 e arriva ai giovani artisti che lavorano oggi. In questo lasso di tempo il concetto di appartenenza e di accesso alla dimensione pubblica e privata del vivere sociale, ha subito ripensamenti e letture più o meno radicali. Gli spazi che organizzano l'esperienza collettiva sono oggi sottoposti ad una progressiva privatizzazione che ha condotto alla necessità della costruzione dello spazio pubblico come risultato del confronto discorsivo, aperto tra i soggetti, in opposizione a quello strategico e negoziale degli interessi.
La selezione operata tenta quindi di percorrere quella tensione tra pubblico e privato che trova nella definizione di "counter-public" di Michael Warner lo spazio di circolazione in cui l'azione si fa costruttiva: una sorta d’infrastruttura discorsiva che tenta di fornire costantemente nuove e diverse forme di socialità.

  1. La città orizzontale / di Michele D'Aurizio, Anita Gazzani e Giulia Paciello

video di: Keren Amiran, Luciano Celli, Mario Garcia Torres, Francesco Jodice, Ugo La Pietra, Deborah Ligorio, Marcello Maloberti, Alex Villar + Clemens Von Wedemeyer

Combattere l'architettura iconica e la struttura panoptica della città. Recuperare un atteggiamento creativo e di riappropriazione nello spazio urbano. Abbattere le eterotopie. Per ripensare la società è necessario passare attraverso una ridefinizione del territorio antropizzato; la parola 'civiltà' del resto deriva dal latino 'civis', cittadino, come a dire che prima è sorta la città e dopo la civiltà. La modernità ha pianificato lo spazio urbano e spesso ha fallito; la post-modernità ha trasformato la città in un organismo famelico e conferito allo spazio costruito il ruolo di reiterare la condizione di inquietudine su cui si fonda la società attuale. Attraversando l'archivio di Careof individueremo alcuni letture anitconformiste dello spazio urbano. Imparando dai Situazionisti e dalle loro teorie sulla città; demistificando l'architettura come i Radicals. Per tornare da 'soggetti' ad essere 'cittadini'.

  1. Jeux sans frontières / di GRID (Paolo Caffoni e e Beto Shwafaty) e Arianna Carcano

video di: Maja Bajevic, Alexander Brener, Paola di Bello, Jaume Fargas, Multiplicity, Clemens Von Wedemeyer + Jakup Ferri

Giochi senza frontiere è un varietà nato alla fine degli anni '60 come prototipo televisivo di un’identità culturale europea. I principi etici su cui si basava il gioco erano la sperimentazione di un federalismo basato sulla concorrenzialità moderata, politicamente sostenibile da paesi appena usciti da un conflitto mondiale. Ma che cosa è l’ Europa oggi? Cosa rimane degli ideali europei? Una forma protocollare che definisce criteri d’inclusione ed esclusione, fatta di simboli e monopoli mediatici.
Confrontandoci con l’Archivio, tentiamo d’identificare quei meccanismi e quelle dinamiche che costituiscono il brand continentale, e al tempo stesso marcano le forme di fuga verso produzioni soggettive d’identità.