Marta Allegri e Nordine Sajot

A CURA DI
Chiara Agnello

Dal 09.11.2006 al 25.11.2006

Marta Allegri (Bologna, 1961) e Nordine Sajot (Corbeil-Essones, 1975) espongono insieme nello spazio milanese di Careof, in una mostra che, a partire dal reimpiego d’objets trouvés, riflette sul quotidiano domestico, la memoria, il valore della ripetizione.

Marta Allegri presenta due installazioni, accumunate dall’intenzione di ridare nuova vita ad azioni ed oggetti evocativi di un passato che le appartiene. Sono 100 le pentole in alluminio già esposte nella sua prima personale a Venezia alla Fondazione Bevilacqua la Masa (2005). Forate con minuzia sino a perdere la loro funzione originaria, sono composte - a Careof - le une vicine alle altre, quasi a costituire un archivio di memorie quotidiane. Anche nella seconda installazione Allegri compone elementi preesistenti, riplasmati attraverso un disfare per ri-fare, un processo fondato sull’accumulo e la ripetizione di una gestualità legata all’universo femminiline, come l’atto del ricamare. Si tratta di grandi pizzi, il cui intreccio, però, non è realizzato con leggeri fili di cotone, bensì con una rete metallica per recinzioni di animali da cortile, con la quale dà vita ad un ricamo talvolta di dimensioni imponenti, sino a ricoprire un’intera parete dello spazio espositivo.

Anche il lavoro di Nordine Sajot nasce dal reimpiego di oggetti già carichi di memoria. L’artista francese, da sempre interessata ad indagare il processo del nutrimento, ad osservare gli utensili necessari a consumare e ingerire cibo considerati protesi, estensioni del corpo e veicoli culturali, presenta in mostra M3 (2006). M3 è una scultura della dimensione di un metro cubo, nata dall’uso di bottiglie di vetro trovate nelle cantine della palazzina di Via Luigi Nono a Milano dove un tempo si trovavano gli uffici comunali, ma adesso sono i laboratori per l’arte come Careof. Quei contenitori che riportano la dicitura “Comune di Milano - Ufficio di Igiene” e, in modo appena percettibile, la scritta in rilievo “per alimenti”, servivano a raccogliere campioni di varie sostanze, tra cui le acque delle mense scolastiche di Milano, per poi analizzarne la composizione. Eredità di una memoria comune, quei contenitori dall’aspetto ambiguo diventano emblema di una preoccupazione vitale e quantomai attuale: assicurarsi che i prodotti siano commestibili e non nocivi.
La bottiglia di vetro prodotta in serie non è per Nordine Sajot semplice ready made, così come non lo sono le grandi pentole di Marta Allegri. Ed è qui che si stabilisce un legame tra le due artiste: entrambe si appropriano d’un oggetto già di per sé carico di significato, memoria e suggestioni, conferendogli nuovo aspetto e valore.