Emilia Scharfe • Funambolo

A CURA DI
Gabi Scardi

A partire dal 25.09.2007

Un platano grande e altissimo cresciuto in una piccola corte dell’edificio che ospita C/O careof, la sua presenza vitale e possente, ma armoniosa, la sua architettura magnifica, il tronco forte, i rami tesi, la corteccia animata da una colorazione mobile, emotiva. Questo albero Emilia Scharfe ha voluto cingere con un gesto protettivo, assertivo; l’ha voluto abbracciare, se n’è impadronita. Alla felicità della visione è seguito un progetto che si è tradotto in un’impegnativa prova: intrecciando 2000 metri di corda di cocco, l’artista ha avvolto l’albero di una rete appositamente tramata, come una sorta di seconda pelle.

Il materiale di cui l’ha vestito è organico, fibroso, il colore è caldo e naturale; la tecnica utilizzata è quella, antica, dell’uncinetto, attività femminile per eccellenza, pratica tradizionale, semplice, legata a una manualità minuziosa, al gesto abile e paziente, all’attenzione, alla concentrazione; tutte caratteristiche che la tecnica dell’uncinetto ha mantenuto in questo lavoro di Emilia Scharfe, addizionate però della fatica dovuta al passaggio dal filo sottile alla corda di cocco, normalmente utilizzata nell’agricoltura, e dal micro di lavori tipici della clausura domestica al macro di un’opera di proporzioni ambientali. Il lavoro si è andato sviluppando lentamente. La fitta trama che Emilia Scharfe ha realizzato ha finito per avvolgere tronco e rami fino a un’altezza di diversi metri. A stretto contatto con l’albero, in giorni e giorni di lavoro, l’artista ha annodato la corda seguendo la forma sensuosa. Rivestirlo ha infatti significato mettersi in risonanza, percorrerlo ed esplorarlo, come a conoscerne le irregolarità, la forma fisica, a scoprirne i nodi e le curve. E’ stato un processo faticoso ma anche poetico, che le ha consentito di esperire la relazione con l’albero nella sua pienezza. Un processo lento, tanto importante in sé quanto l’esito raggiunto. Il risultato è un abito carezzevole che ne asseconda le forme, una protettiva corazza, una stretta che lega, una camicia di forza che costringe.

L’utilizzo dell’intreccio e del cucito, non nuovo per Emilia Scharfe, può essere inteso in questo caso come capace di trasporre lo sviluppo lento ma costante dell’albero e, più in generale, i tempi lunghi della natura e dei processi formativi, cognitivi, relazionali. Ma anche come metafora dell'intersecarsi di regni diversi della natura, l’umano e il vegetale.
Il girare intorno all’albero per rivestirlo di corda anello dopo anello esprime anche la concentricità dei cerchi che si producono nel tronco con la crescita e ne indicano l’età. L’opera è effimera: realizzata in materiale organico e lasciata in balia degli agenti atmosferici è destinata a a deteriorarsi fino all’esaurimento, facendo propria la temporalità che è della vita.
Vestito, legato ma non certo domato, l’albero continuerà d’altra parte a crescere. E la sua seconda corteccia da avvolgente diventerà prima o poi troppo stretta. Comincerà allora una lotta. La consapevolezza della provvisorietà dello stato di grazia e della trazione che si produrrà induce un vago senso di tensione; lo stesso che anima molte opere di Emilia Scharfe: oggetti morbidi ma in qualche modo crudeli, indumenti da indossare ma anche trappole che ingabbiano e costringono. Funambolo è un’opera viva sebbene statica, mimetica sebbene scultorea, monumentale, ma ben lontana da ogni retorica.

Gabi Scardi